Amantea e Fiumefreddo Bruzio

La prossima escursione ci porterà a visitare due bellissimi borghi calabresi: Amantea e Fiumefreddo Bruzio.

Al solito, prima della partenza abbiamo preso qualche informazione su Wikipedia e sul web in generale alla ricerca degli scorci migliori da fotografare

Amantea

 

Probabilmente nel sito dell’attuale città di Amantea o nel suo territorio si trovava l’antica città magnogreca di Clampetia o Lampetia, Λαμπετεια (“Lampeteia”) in greco antico, fondata forse dai Crotoniati sul luogo di un’antica città bruzia distrutta, Clete. Dopo la progressiva scomparsa di Clampetia i Bizantini fondarono, sicuramente nel sito dell’attuale centro storico, la città fortificata di Nepetia, il cui toponimo viene dal greco antico νεος πεδιον (“nuovo accampamento”) o νεος πολις (“nuova città”). Dopo la conquista araba di Nepetia, la città venne rifondata dagli Arabi col nome di Al-Mantiah (“la rocca”), da cui i toponimi utilizzati: il nome ufficiale, “Amantea“, quello usato nel tardo latino ecclesiastico, Mantia, e quello dialettale, ‘a Mantia o la Mantia.
Secondo altri invece il nome deriverebbe dal greco Amantia, Αμάντια, nome di città dell’Epiro e della Macedonia.
Il centro storico di Amantea, aggrappato alla rupe del Castello, pur non essendo particolarmente vasto, riveste sicuramente un grande interesse turistico sia per la presenza di edifici monumentali e di grande panorama, sia per le caratteristiche dell’insediamento urbano.
L’abitato sorge in posizione dominante sul mar Tirreno e sulla pianura costiera di origine alluvionale: cinto da mura fino al XIX secolo, la posizione era una delle più salde della Calabria Citra. È inevitabile così che prima i Bizantini, e poi gli Arabi, pensarono di fortificare questa cittadella naturale, facendo sviluppare l’abitato sulla scosceso pendio. Prima che venisse aperto, negli anni trenta del XX secolo il vecchio tracciato della Strada statale 18 Tirrena Inferiore, il centro storico era in pratica completamente precluso alla circolazione automobilistica.
Ancora nel ventunesimo secolo i sentieri di accesso ai ruderi del Castello e della Chiesa di San Francesco d’Assisi sono viottoli sterrati difficilmente percorribili persino a piedi, e una buona parte del centro storico, attorno alla Chiesa di Sant’Elia e all’ex-Collegio dei Padri Gesuiti, è irraggiungibile in automobile.
Il Castello domina l’abitato dall’alto del colle, con la torre del Mastio al centro e i ruderi della vecchia Chiesa di San Francesco d’Assisi (forse ex-Moschea) poco lontano. Dagli studi di Enzo Fera risulta ricostruito il sistema di difesa costiera edificato tra il 1100 ed 1600 d.C.
Numerose si contano, infatti, torri e fortificazioni che fanno del comprensorio una zona un tempo molto ben presidiata contro le incursioni dei corsari barbareschi.
Sono presenti manufatti ancora integri.
Palazzo delle Clarisse. Il palazzo fu costruito agli inizi del Seicento come sede del convento delle clarisse e tale restò fino al 1806, quando i francesi, a seguito dell’assedio di Amantea, lo confiscarono assieme ad altri beni ecclesiastici e successivamente lo rivendettero al Marchese de Luca di Lizzano che ne fece la sua residenza nobiliare. I Marchesi De Luca vissero nel palazzo fino al 1977. Successivamente a un periodo di abbandono e grave degrado, il palazzo fu acquistato e restaurato dall’attuale proprietario, il prof. Fausto Perri. Il Palazzo delle Clarisse ospita attualmente attività culturali e commerciali.
Altro da vedere:
Collegiata di San Biagio o Chiesa Matrice.
Chiesa di San Bernardino da Siena.
Chiesa del Carmine o di San Rocco.
Chiesa dei Cappuccini o di Santa Maria la Pinta.
Chiesa di Sant’Elia o del Gesù.
Ex-Chiesa di San Francesco d’Assisi; probabilmente subito dopo la definitiva riconquista di Amantea da parte dei Bizantini (1031-1032) si installò sulle pendici dell’altura del Castello una comunità di religiosi basiliani di rito greco, che fondò la Chiesa di San Basilio forse sul sito di un’antica moschea, vestigio della dominazione araba su Amantea. Nel dicembre 1121 papa Callisto II, in viaggio verso Reggio Calabria, venne ospitato dai monaci basiliani di Amantea nel loro cenobio.Possiamo supporre che nel corso del XII secolo il cenobio decadde, poiché nel 1216 il beato Piero Catin, compagno di San Francesco d’Assisi, assieme ad altri religiosi, si installò nell’antico cenobio basiliano fondando un convento francescano e l’attigua Chiesa di San Francesco d’Assisi.
Cattedrale della Pinta o della Campana; l’antica Cattedrale di Amantea era denominata “della Pinta” a causa plausibilmente di un antico e venerato dipinto ivi conservato e raffigurante la Madonna. Era situata nella città vecchia, presso il rione Sant’Elia.
Chiesa di Santa Sofia; antica chiesa non più esistente, attestata in diversi atti risalenti al XV e al XVI secolo.
Chiesa di San Procopio.
Chiesa di San Nicola del Rimo; si presuppone che il toponimo “rimo” sia la corruzione di “eremo”, poiché questa chiesa, attestata nel XV secolo, sorgeva lungo il fiume Catocastro ed era probabilmente luogo di eremitaggio.
Chiesa di San Nicola dell’Oliva; antica grancia benedettina, attestata nel 1151, situata lungo il fiume Oliva presso l’attuale frazione di Campora San Giovanni. Venne in seguito sostituita da una chiesa dedicata a San Giovanni, a cui si deve il toponimo della frazione stessa: questo antico luogo di culto, attestato nel XV secolo, è stato ridotto ad uso di civile abitazione.
Chiesa di Santa Maria della Calcata; antica chiesa attigua al convento dei Padri Agostiniani, venne istituita nel 1490 e in seguito chiusa dopo la soppressione del convento annesso.
Convento dei Domenicani; un convento domenicano sorse ad Amantea nel 1465 e venne chiuso il 24 ottobre 1652.
Cappella Furgiuele dedicata a S. Alfonso de’ Liguori, annessa al Palazzo Furgiuele in Via Dogana 64.
Cappella Cavallo Marincola
Palazzo Mirabelli.
Palazzo Mileti.
Palazzo Florio.
Palazzo Furgiuele.
Palazzo Greco (già Furgiuele).
Palazzo Di Lauro (poi Furgiuele).
Palazzo Cavallo Marincola.
Palazzo Perciavalle.
Palazzo Cozza.
Palazzo Folino.

Fiumefreddo Bruzio

 

Fiumefreddo Bruzio (Jiumifriddu in dialetto calabrese) è un Comune italiano di 2.940 abitanti situato nel Basso Tirreno Cosentino, in provincia di Cosenza. Luogo turistico di grande pregio inserito dal novembre 2005 nel prestigioso club dei Borghi più belli d’Italia, ed insieme ad Altomonte e Morano Calabro rappresenta una delle meraviglie storiche paesaggistiche e culturali della provincia cosentina.
Fiumefreddo Bruzio è ubicata lungo la costa del mar Tirreno nella parte meridionale della provincia di Cosenza e confina a nord con Falconara Albanese ed a sud con Longobardi Marina.
Il comune conta su una superficie di circa 30 km² la quale, pur essendo prevalentemente collinare, è caratterizzata da una spiccata differenza morfologica, infatti parte dal livello del mare e sale prima bruscamente, poi sempre più gradatamente, fino ad arrivare ai 1541 m del Monte Cocuzzo il quale è la cima più alta dell’Appennino Paolano. Il territorio è costituito da un massiccio montuoso-collinare nell’interno, è ricco di boschi di querce, castagni e mortella nel cui sottobosco crescono spontanee piante officinali e aromatiche come: menta, origano, felci, e radure dove pascolano liberi ovini e bovini. Dal massiccio partono due falangi collinari divise da una stretta valle fluviale alla base della quale scorre una tipica fiumara appenninica e caratterizzate prima da sommità tondeggianti per finire poi, nella parte più succedanea al mare, in forma di pianori, su uno dei quali è edificato il borgo medievale che costituisce il centro storico di Fiumefreddo; in questa zona è dominante la macchia mediterranea e numerosi sono gli uliveti e i vigneti oltre ai frutteti. Infine, dalle pareti dei due pianori che cadono a strapiombo fino al livello del mare, parte una lingua di terra pianeggiante di natura prevalentemente alluvionale che si estende per poche centinaia di metri tra le colline e la spiaggia e sulla quale in tempi relativamente recenti sono sorte le frazioni della “marina”, dello “scaro” e del “regio” le quali sono prevalentemente vocate ad accogliere e promuovere il turismo balneare
Da vedere:
Chiesa Madre di Santa Maria ad Adnexis; l’edificazione con l’attuale aspetto del principale luogo di culto del borgo venne completata nel 1674, data incisa sul portale principale. Noti,oltre ad alcuni dipinti interni, i due portali seicenteschi
Chiesa di San Francesco di Paola
Chiesa di San Rocco
Abbazia di Fonte Laurato
ex-convento dei Frati Minimi
Palazzo Zupi ex-convento delle Clarisse
Chiesetta dedicata a San Rocco a base esagonale, di origine settecentesca, sorge sulle mura di cinta del borgo, accanto alla Porta di Mare.
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Le immagini più belle scattate durante l’escursione saranno pubblicate su questa pagina. Anche questa uscita partecipa al concorso “foto più bella del sito“.

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